LA SARDEGNA

Spiagge della Sardegna

Geremeas

Per quelli di voi che che apprezzano un ambiente sano pulito ed attrezzato in prossimità del mare aperto, Geremeas li soddisferà. Queste sono due squisite e vaste spiagge e sono azionamento della mezz'ora giusta da Cagliari.

Villasimius

Some of Sardinia's most sensational beaches are to be found in the vicinity of the traditional coastal village of Villasimius. Fantastic views over the coastline can be seen from the light tower.

Beach Porto Guinco

Beach

Chia:

Baia Chia resembles the dreamy beaches of the Caribbean. Towering white sand dunes and crystal clear waters make this coastal stretch one of Sardinia’s highlights

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Pula:

One of the most magical as well as diversified stretches of coastline in Sardinia is to be found in Pula. Balmy beaches and coves, Roman excavations and blindingly white sand dunes endow the area with its richness.

Santa Margherita di Pula

Cagliari Poetto

Poetto Cagliaris Beaches:

Only a few kilometres away from Sardinia’s capital are endless beaches to be found, where you can relax, stroll around or just sunbathe. A place where the stresses and strains of city life are easily forgotten.

San Teodoro: 

The shooting star of Sardinia’s beach resorts! The one time fishing village of San Teodoro now lures sun worshippers, active holiday-makers and night lovers from all around the world to its snow-white beaches.

Cala di Luna

Costa Smeralda

Smeralda Coast ( Costa Smeralda ):

he “Emerald Coast” is not only widely celebrated as a playground for the rich and famous, but also for its unrivalled beaches and secluded coves.

 

Costa Rey:

Le spiagge della Costa Rey, ovvero "il litorale dei re" in Sardegna sud orientale è famoso per le sue acque di color  turchese e  le traslucide spiagge sabbiose di colore bianco che sembrano non finire mai.

Spiaggia al costa Rei

Spiaggia larga

Spiaggia di Sant'Elmo:

Sant Elmo è situato nella parte del sud orientale della costa Rei. A S. Elmo scoprirete le dune pittoresche della sabbia  così come il segreto misterioso del deserto, anche nell'alta stagione. Le acque blu turchese e le sue  formazioni rocciose bizzarre..

San Teodoro: 

The shooting star of Sardinia’s beach resorts! The one time fishing village of San Teodoro now lures sun worshippers, active holiday-makers and night lovers from all around the world to its snow-white beaches.

Spiaggia colorata ocra

Costa Paradiso

Portobello:

Portobello è situato sfrenatamente sul litorale nordico romantico della Sardegna. Con una destra bella della spiaggia fuori del portello anteriore, così come molti altri nelle vicinanze adiacenti, questo è piacere dello swimmer dell'oceano..

Sebbene frequentata sin dalla preistoria (iprimi insediamenti umani si fanno risalire intorno al 6.000-5.000 a.C.), l'isola non ha mai elaborato una forma associativa unitaria.  La traccia dell'insediamento è di conseguenza estremamente frammentata, come testimoniano i tanti piccoli villaggi disseminati nel territorio, espressione di un assetto civico sociale organizzato per comunità e gruppi tribali di modesta entità.
Quella della civiltà nuragica fu un'epoca di indipendenza ma anche di relativo isolamento dai grandi movimenti culturali del Mediterraneo. Ciò che oggi resta di quel passato si esprime perciò in un segno archeologico del tulio peculiare, di cui il nuraghe è l'immagine più eclatante. Altro tratto tipico dell'archeologia sarda è la dislocazione dei monumenti e delle opere architettoniche, sparse nel territorio in aperta campagna in una suggestiva integrazione con l'ambiente naturale.
Assieme ai nuraghi, altri segni del passato come le domus de janas, i pozzi e i templi sacri, le tombe dei giganti, le grandi pietre fissate nel suolo (i betili o menhir dell'architettura megalitica), fanno della Sardegna una sorta di "museo a cielo aperto". La frequenza di queste tracce è notevole. In tutto il territorio si contano infatti circa 7000 nuraghi e centinaia di altri monumenti archeologici.

Prehistory  Geologicamente, a Sardegna è una delle terre più antiche in Europa, probabilmente visitata dall'Uomo nel Palaeolitico ma certamente abitata in modo permanente soltanto molto successivamente  nell'età neolithic, intorno 6000 A.C. I primi uomini si stabilirono in Gallura, nella Sardegna del Nord arrivando dal continente italiano e, in particolare, dall' Etruria. Coloro che hanno popolato la regione centrale dell'isola intorno ai laghi di Cabras e S. Giusta, sembrano che arrivassero invece dalla penisola iberica attraverso le isole Baleari. Mentre i fondatori dei primi insediamenti intorno al golfo di Cagliari erano ben più che un occasionale singolo accampamento. Nel trascorrere del tempo, la gente sarda si è stato unita nella lingua e nelle abitudini tuttavia rimanendo divisa politicamente in varie organizzazioni tribali, che talvolta legavanoo insieme, mentre in altri periodi erano in guerra tra loro. Le tribù hanno vissuto in villaggi composti oggi delle capanne di pietra thatched rotonde, simile a pinnate degli shepherds.  Dal 1500 A.C. circa in avanti i villaggi nuragici erano costruiti ai  piedi di un nuraghe più grande denominante di forma tronco-conica.  I contorni dei territori tribali venivanoi custoditi da più piccoli nuraghi di vedetta eretti su colline strategiche da cui si potessero controllare eventuali movimenti nemici. Oggi  il paesaggio sardo è ancora puntellato da circa 7000 nuraghi.
Storia antica  Intorno al 1000 A.C.  i Fenici cominciarono ad approdare sulle coste della Sardegna con sempre maggiore  frequenza. Provenendo con le loro barche a vela dal Libano, nei loro itinerari commerciali proseguivano fino in Gran-Bretagna, e per questi lunghi viaggi esigevano degli ancoraggi sicuri per le loro tappe, contro le varie insidie atmosferiche.  Col consenso dei  capi locali i porti più comuni  erano quelli più successivamente verranno chiamati: Caralis, Nora, Bithia, Sulci, Tharros, Bosa, Torres e Olbia. Che presto si trasformarono nei mercati più importanti, le cui città verranno abitate dalle famiglie Fenicie che commerciavano sia sul mare aperto che con Nuragici e Shardana all' interno. Nel 509 A.C., allo scopo di diventare interno di espansione I fenici sempre più invadenti nell'economia e nella gestione del territorio, portarono gli indigeni ad  aggredire le città litoranee tenute da quello che cominciarono a considerare un invasore, ed i fenici, per difendersi chiesero aiuto ai  Cartaginesi. Questi ultimi, dopo un certo numero di campagne dei militari, Soggiogarono e sottomisero i locali e  conquistarono anche la regione più montagnosa interna, che molte centibaia di anni dopoprenderà il nome di Barbaria o Barbagia. Nel  271 AC, la civilizzazione splendida Punica ovvero Cartaginese fiorì accanto alla affascinante cultura locale  dei Nuragici. Nel 238 A.C. i Carthaginesi, sconfitti dagli antichi Romani nella prima guerra di Punica, cedettero la Sardegna che si  trasformò in una provincia di Roma. Il Romani  ingrandirono ed abbellirono le città litoranee e penetrarono con i loro eserciti ed anche con la loro cultura persino  in Barbagia, distruggendo via via sempre più la civiltà e la cultura Nuragica. La dominazione romana in Sardegna durò 694 lunghi anni di soventi contrasti con i sardi, le montagne che, non di meno, assunsero la lingua e la civilizzazione latina.
Storia medioevale Nel 456 D.C., quando l'impero romano stava affondando velocemente, la popolazione dei Vandali che proveniva dall'Africa, al ritorno dalle un'incursioni conrto i Latini sul continente, occuparono la città di Caralis (oggi Cagliari) e le altre città litoranee della Sardegna. Nel 534 i Vandali vennero sconfitti a Tricamari - un luogo a circa 30 chilometri da Cartagine - dalle truppe dell'imperatore orientale Giustiniano e la Sardegna passò così ai Bizantini dell'Impero Romano d'Oriente. L'isola sotto la loro dominazione venne divisa in distretti denominati merèie, governati da un giudice che risiedeva a Caralis (Cagliari) e controllati da un esercito disposto in tribuna Traiani (al giorno d'oggi Fordongeanus) sotto l'ordine di un dux. Con i Bizantini e il monasticismo orientale dei seguaci di San Basilio (Basiliani), la Cristianità si diffuse in tutta l'isola, tranne nelle regioni di Barbagia ancora abitata da Vandali e da irriducibili popolazioni locali. Tra il 640 - 732 gli arabi occuparono l'Africa del nord, la Spagna e la zona meridionale della Francia. Nel 827 cominciato l' occupazione della Sicilia. E Sardegna rimase isolata dall'impero Bizantino in declino e fu costretta a difendersi da sola, divenendo anche più autonoma sotto il profilo amministrativo e politico.  Le incursioni e gli attacchi continui degli Islamici Berberi ai porti sardi a partire dal 710 si svilupparono sempre più nel tempo. I loro abitanti allora abbandonarono le città litoranee. Ed il giudice provinciale, per organizzare una difesa migliore dell'isola, decentrò l'amministrazione civile e militare in quattro aree: Cagliari, Torres o Logudoro, Arborea e Gallura, assegnandole ai suoi più fidati luogotenenti. Intorno al 900, i luogotenenti guadagnarono la loro indipendenza, divenendo loro volta Gudici (Re).  Ciascuno di questi quattro Giudici sardi dichiarò il suo territorio regno sovrano con il nome di "Giudicato", non proprietà patrimoniali ma ma veri e proprii territori politicamente indipendenti dove la proprietà non era del monarca. Ma erano allo stesso tempo democratiche poiché tutte le leggi le più importanti di interesse nazionale non erano del re (o giudice), ma  egli stesso le delegava ai rappresentanti della gente riunita in una assemblea denominata "corona de logu". Ogni regno disponeva di propri relativi confini fortificati per proteggere i propri affari politici e commerciali, il relativo proprio Parlamento, possedere le leggi (cartas de logu), possedere le lingue nazionali, possedere i cancellerie, proprii emblemi e simboli, ecc.  Il regno o “il giudicato„ di Cagliari divenne politicamente pro-Genoese, che però nel 1258, a seguito di una dura guerra, passò in mano ad un'alleanza delle forze Sardo-Pisane. Anche il regno di Torres  era pro-Genoese ma nel 1259, con la  morte “del giudicessa„ Adel Asia, il suo  territorio venne diviso fra la famiglia Dorian di Genova e la famiglia di Bas-Serra di Arborea, mentre la città di Sassari si  trasformò in in una città-repubblica autonoma. Il regno di Gallura terminò durante l'anno 1288, quando l'ultimo “giudice„ Nino Visconti un amico di Dante, èfu cacciato dai Pisani che occuparono il territorio. Il regno di Arborea era quasi sempre sotto l'influenza politica e culturale della potente repubblica marinara di Pisa, e durò circa 520 anni, con Oristano come relativa capitale. Nel 1297, il papa Boniface VIII per far cessare politicamente la guerra dei Vespri, scoppiata nel 1282 fra Angioinis e Aragonesi per il possesso della Sicilia, stabilì “un regnum ipotetico Sarduniae et Corsicae„, offrendo Sardegna e Corsica a Giovanni Catalano II il giusto, re della parte settentrionale di Aragona (una confederazione composta dei regni di Aragona, Valencia, e di Catalogna), promettendogli  appoggio per conquistare i territori Pisani della Sardegna in cambio della Sicilia. Nel 1323 il Principe di Aragona formò un'alleanza con il re di Arborea e, seguendo con una campagna militare, duraa un anno circa, occupaò i territori pisani di Cagliari e di Gallura con la città di Sassari, ottenendo chiamante li “regno della Sardegna e della Corsica„. Nel 1353, in ragione della propria sopravvivenza, il regno di Arborea si oppose con la guerra agli aragonesi del  regno “di Sardegna e Corsica„. Nel 1354 Alghero assediata dagli Aragonesi e rimodellato esso in una città interamente Catalan, che ancora oggi visualizza le relative origini iberiche. Nel 1353 Pietro IV d' Aragona detto “il Cerimonioso„, assegnò autonomia legislativa (un Parlamento) al “regno di Sardegna e Corsica„ sfociato in un autogoverno e la reggenza di un "VICE RE"  con una propria indipendenza giudiziaria (con udienza reale). Tra il 1365 ed il 1409 i re o “giudici„ di Arborea Mariano IV, Ugone III, Mariano V (aiutato dalla sua madre Eleonora, famosa giudicessa  reggente) e Guglielmo III (nipote francese di Eleonora) riuscirono ad occupare fin quasi completamente tutta la Sardegna tranne il castello di Cagliari (oggi Cagliari e Alghero). Nel Marzo 1409 il più giovane re di Sicilia erede d'Aragona, sconfisse i Giudicati di Sardegna a Sanluri conquistando una volta per tutte l'intera terra isolana. Poco tempo dopo però morì a Cagliari di malaria, senza edizione e conseguentemente la parte superiore di Aragon passata nelle mani dei Castilians Trastàmara - ed in particolare Ferran I di Antequera e dei suoi discendenti con il "Coòpromise di Caspe" del 1412.
Storia moderna  Nel 1479, come conseguenza dell'unione personale di Ferran II di Aragon e di Isabel di Castiglia (il cosiddetti “re e regina cattolici„), sposatisi  dieci anni prima, venne annessa la parte superiore della Spagna. Anche “il regno della Sardegna„ (che nel nuovo titolo venne separata da allora dalla Corsica isola che in realtà non venne mai conquistata ) diventò suolo spagnolo; con il simbolo aggiuntivo dei quattro mori. A seguito del guasto delle imprese militari contro i musulmani di Tunisi (1535) e di Algeri (1541) Carlo V di Spagna, per difendere i suoi territori mediterranei dalle incursioni dei pirati Berberi, fortificò i porti e le coste sarde con un sistema di torrette litoranee di allerta. Il regno della Sardegna rimase iberico per circa quattrocento anni, 1323 - 1720, assimilando un certo numero di tradizioni spagnole, abitudini, espressioni linguistiche e stile di vita, ancor oggi visibili nelle parate folcloristiche di S. Efisio a Cagliari (il 1° maggio) dal Cavalcade la ultima ma una domenica di Sassari (in maggio) e dal Redeemer in Nuoro (il 28 agosto) etc.  Nel 1708, in conseguenza della guerra spagnola di successione, il dominio del regno di Sardegna passò nelle mani degli Austriaci che approdarono sull'isola. Nel 1717 con  il cardinale Alberoni, ministro di Felipe V dei Spagna, la Sardegna venne nuovamente rioccupata. L'anno successivo, nel 1718, con il Trattato di Londra, il regno della Sardegna venne consegnato ai duchi della Savoia, principi del Piemonte, nella persona di Amedeo II di Savoia. Il nuovo regno passò da imperfetto a perfetto con l'attribuzione della summa potestas, cioè la facoltà di stipulare trattati internazionali. Il regno si italianizzò. Si procedette ad una vasta azione riformatrice nei limiti del trattato di Londra il quale imponeva al sovrano di conservare e rispettare le istituzioni e la struttura politico - amministrativa precedenti. Nel 1799, in conseguenza alle guerre Napoleoniche in Italia, i duchi di Savoia lasciarono Torino rifugiandosi a Cagliari per circa quindici anni. Nel 1847 i Sardi rinunciarono al regno autonomo e chiesero “una fusione con il Piemonte per avere un singolo Parlamento, una singola magistrture ed un singolo governo a Torino.. Fu così che la storia della Sardegna incominciò a identificarsi con quella dell’Italia, infatti, l'anno successivo, nel 1848 iniziarono le guerre di indipendenza per l'unificazione dell'Italia, poi condotte dai re della Sardegna per tredici anni. Nel 1861 il regno Sardo Piemntese si trasformò nel Regno d'Italia con Capitale Torino.
Età contemporanea: Nel 1946 tramite il referendum popolare l'Italia si è trasformata in in una Repubblica. La Sardegna - amministrata dal 1948 dallo statuto speciale - è oggi una delle venti regioni italiane, con 1.700.000 abitanti distribuiti fuori nelle province di Cagliari, in Sassari, in Oristano e in Nuoro, retracing più o meno i territori dei quattro antichi e di judicable glorious dichiara.

E’ forse il caso di ricordare che il regno ebbe pure, in epoca tarda, un inno nazionale: S’hinnu Sardu Nationale, che fu eseguito per la prima volta nel Teatro Civico di Cagliari il 20 febbraio 1844.Il cui testo dell’inno recita:

Conservet Deus su Re

Salvet su Regnu Sardu

Et gloria a’ s’istendardu

Concedat de’su Re.

Fu eseguito l’ultima volta ufficialmente nel 1937 dal coro della Cappella Sistina, diretto da Lorenzo Perosi, per espresso desiderio di Vittorio Emanuele III. In periodo contemporaneo, che prolunga all’oggi la statualità sarda, è stato suonato dalla banda dei Carabinieri al Quirinale il 29 maggio 1991 in omaggio all’origine sassarese del presidente Francesco Cossiga. Infine, è stato eseguito al momento delle sue dimissioni da Capo dello Stato il 28 aprile 1992.

Gastronomia Sarda

La cucina sarda è profondamente animata dai prodotti naturali della terra e del mare, unendo i piatti dell’antica tradizione pastorale e contadina a quelli di origine marinara, il cui sapore viene esaltato dagli aromi e dai profumi delle essenze mediterranee dell’isola.
Muovendosi ancor oggi secondo i ritmi delle stagioni e ispirandosi a un concetto di genuinità e sobrietà, la gastronomia sarda riesce a dar vita a un trionfo di sapori unici, anche se le contaminazioni sono sempre riconoscibili e la varietà delle pietanze è figlia di usi e costumi locali tanto differenti da non poter mai parlare di un menù tipico.
La terra e il mare trovano la loro maggiore espressione nei secondi piatti. Fra quelli di carne il più noto è sicuramente il “porceddu”, maialino da latte cotto allo spiedo o “a carraxiu”, ossia in una buca scavata nel terreno, utilizzando la legna aromatica della macchia mediterranea. Ma altrettanto gustosi sono il coniglio “a succhittu”, condito con un impasto di fegatini dell’animale, vino, capperi e pomodori; il cinghiale al Cannonau; le grive, ossia tordi e quaglie lessati e messi a riposare nel sale avvolti in foglie di mirto.

Riguardo al pesce le varianti sono innumerevoli. L’aragosta è preparata con gli agrumi ad Alghero, con i pomodorini a Bosa, arrosto a Sant’Antioco, con la Vernaccia a Santa Teresa di Gallura.
A Cagliari invece, lungo la spiaggia del Poetto, si gustano le uova di ricci di mare spalmate su crostini di pane, nonché la “burrida”, gattuccio di mare con le noci e l’aceto. Nell’Oristanese la ricetta tradizionale è la “merca”, muggini macerate in erbe salmastre. Comune a tutta la costa sudoccidentale dell’isola è la bottarga, il caviale nostrano, ricavato dalle uova di muggine o tonno, salate e essiccate.
La Sardegna eccelle inoltre in alcune produzioni che l’hanno portata a diffondere i suoi prodotti oltre i confini isolani, come il vino (cannonau, vermentino), i formaggi (il pecorino romano, il fiore sardo) e l’olio extra vergine d’oliva. La tradizione culinaria sarda è però intimamente legata anche al grano (importato dai Romani che fecero dell’isola il granaio di Roma) e alla lavorazione della farina e si esprime nel pane, nella pasta e nei dolci.

maialini arrosto

Le nostre attuali paste secche devono aver avuto origine proprio dalle paste sarde essiccate all’aria e al sole. I migliori esempi sono la “fregula”, che si mangia nel cagliaritano insieme alle arselle ed è una pasta di semola lavorata in piccole palline; i “culurgiones”, ravioli dai più vari ripieni (ricotta, zafferano, menta, carne, gamberetti); i "malloreddus", tipici gnocchetti sardi, che si gustano conditi con sugo di suino. Ma è sulla lavorazione del pane che la tradizione sarda difende e valorizza meglio la qualità della sua farina ed ogni zona dell’isola esprime nelle tecniche e nelle forme le sue specificità. Così a Sanluri si gusta il “civraxiu”, a Ozieri la “spianata”, in Ogliastra il “pistoccu”. Ma su tutti vale la pena di menzionare il “pane carasau”, che si presenta in sottili strati di pasta biscottata ed è per questo anche chiamato “carta da musica”. Tipico della Barbagia, rappresenta il pasto della transumanza insieme con la sua variante altrettanto nota, il “pane frattau”, una sorta di torta di pane carasau cotto con salsa di pomodoro, pecorino e uova in camicia. Infine i dolci. Le “sebadas” sono ravioloni tondi riempiti di formaggio, fritti e ricoperti di miele. A Ozieri si mangiano i “sospiri”, mentre Tonara è la patria del torrone sardo. E poi i “gueffus” e i “candelau” nel Campidanese, i “piricchittus” e le “pabassinas” in Barbagia, gli amaretti e le formaggelle in tutta l’isola.

VINI DELLA SARDEGNA

Nella suggestiva isola italiana, custode di tradizioni e culture millenarie, il vino ha sempre rappresentato una risorsa importante, una storia antica che ancora oggi è capace di sorprendere

 La Sardegna è certamente uno dei luoghi più incantevoli d'Italia, non solo per le meraviglie naturali che si trovano in quest'isola, ma anche per le sue antichissime e ricche tradizioni; un patrimonio indissolubile dalla cultura, dai luoghi e dalla gente che la abitano. Ricche tradizioni e culture si trovano anche nell'antico patrimonio gastronomico, fatto dalle tante tradizioni che si trovano nelle diverse aree e località della Sardegna, unitamente al vino, che in questa terra rappresenta un importante elemento di identità e di storia. Dai vini bianchi fino ai rossi, un percorso enologico che passa anche per le altre tipologie e, fra queste, autentiche rarità, straordinari rappresentanti dell'enologia dell'isola, come la Malvasia di Bosa e la Vernaccia di Oristano. Due meravigliosi esempi di vini dallo straordinario gusto antico, che esprimono il meglio di sé con lunghi tempi di maturazione.  La Sardegna ha degni rappresentanti anche in altri vini - o per meglio dire - in altre uve. Il Vermentino è l'uva bianca più celebre dell'isola e dalla quale si producono - nell'intero territorio della regione - ottimi vini. Il Cannonau resta ancora l'uva a bacca rossa più celebre dell'isola, anche se da diversi anni stanno salendo alla ribalta altre due uve che hanno saputo dare eccellenti prove di loro nella produzione di vino: Carignano e Bovale. La ricchezza di uve in Sardegna va ben oltre quelle già citate e che rappresentano le più conosciute fuori dalla regione. La Sardegna possiede infatti un patrimonio di uve autoctone piuttosto interessante e, nonostante molte di queste siano state introdotte dagli Spagnoli, dopo secoli di adattamento nel territorio, oggi si considerano fra le uve tipiche della regione. Non mancano, ovviamente, le cosiddette uve internazionali e che spesso si uniscono alle varietà locali, e perfino uve tipiche di altre regioni italiane, come Nebbiolo, Sangiovese, Montepulciano e Barbera.
La Sardegna

 Secondo studi e ricerche archeologiche, la vite e il vino sono presenti in Sardegna da circa 5.000 anni. Risalgono infatti a quest'epoca i primi ritrovamenti di anfore e coppe nelle zone occupate dai Nuraghi, l'antica popolazione che visse nell'isola. Nonostante l'età di questi reperti archeologici, si ritiene che la vite sia stata introdotta in Sardegna dai Fenici, durante il periodo nel quale occuparono l'isola. Si ritiene, infatti, che l'introduzione della vitis vinifera sia avvenuta nel VII secolo a.C., in modo particolare nelle colonie di Tharros, Othoca, Cornus, Bithia, Karalis e Noca, tutte situate nella costa occidentale. Un'altra importante scoperta archeologica - risalente al IV secolo a.C., in epoca romana - testimonia l'importanza storica del vino nell'isola. Nel 1984, nei pressi del Nuraghe Arrubiu di Orrioli - in provincia di Nuoro - è stato ritrovato un “laboratorio enologico” completo di tini e vasche vinarie per la fermentazione e per la conservazione del vino. Nel corso degli scavi sono stati inoltre ritrovati alcuni vinaccioli di varietà non identificabili.

 Data la strategica posizione geografica dell'isola nel bacino Mediterraneo, la Sardegna è stata - nel corso dei secoli - oggetto di conquiste da parte dei Fenici, Cartaginesi, Romani, Arabi, Aragonesi, Genovesi, Pisani e - infine - dei Sabaudi. A causa dell'influsso delle popolazioni che si sono succedute nel dominio dell'isola, la viticoltura e la produzione del vino ha fortemente risentito delle tradizioni e delle culture dei diversi popoli, vivendo alterni periodi di declino e di autentico splendore. Fra le popolazioni che hanno maggiormente contribuito allo sviluppo dell'enologia dell'isola si ricordano quelle provenienti dall'Egeo e dalla penisola Iberica. Si deve infatti proprio a queste popolazioni l'introduzione di nuove e fondamentali tecniche viticolturali ed enologiche, così come l'introduzione di nuove varietà di uva, ancora oggi presenti in Sardegna dove svolgono ancora un importante ruolo. Molte delle celebri uve della Sardegna - come Cannonau e Carignano - sono state introdotte dagli Spagnoli, tuttavia il patrimonio delle uve autoctone è piuttosto interessante e capace di produrre ottimi vini.

 Un evento fondamentale per la viticoltura della Sardegna - e per l'agricoltura - fu rappresentato dalla promulgazione della Carta De Logu. Fu infatti nel 1392 che Eleonora di Arborea - continuando il lavoro del padre Mariano IV - promulgò questo fondamentale documento che regolò la viticoltura e l'agricoltura fino al 1827. La Carta De Logu aveva fra i suoi obiettivi, quello di incrementare, tutelare e incentivare la coltivazione della vite e la produzione di vino. Addirittura erano previste pesanti multe e pene corporali per coloro che non ottemperavano alle leggi della Carta De Logu, fino anche a prevedere il taglio della mano a chiunque incendiava vigneti o li spiantava furtivamente. Chi non piantava vigne nelle proprie terre, queste venivano confiscate e concesse ad altri capaci di lavorarle. Alla fine del periodo feudale, scomparve la proprietà rurale e molte delle terre furono destinate a pascoli, poi, nel 1736 - per opera del marchese di Rivarolo - fu ripristinata la Carta De Logu, contribuendo a rilanciare la viticoltura della Sardegna.

 Fu proprio in questo periodo che i vini della Sardegna cominciarono a divenire conosciuti fuori dai confini della regione, in particolare il Cannonau prodotto nelle zone di Nuoro, il Vermentino di Gallura, la Vernaccia di Oristano, la Malvasia di Bosa, il Monica passito, il Girò, il Moscato e il Nasco. Lo sviluppo dell'enologia di Sardegna - qui come altrove - si arrestò con l'arrivo della fillossera: si salvarono solamente le vigne piantate in terreni sabbiosi. Fu solamente all'inizio degli anni 1950 che la viticoltura Sarda riprese il cammino grazie alla nascita di innumerevoli cantine sociali. In questo periodo la produzione era attratta dalla quantità piuttosto che dalla qualità, in particolare per vini rossi colorati e concentrati, con altra gradazione alcolica e spesso usati per il taglio di altri vini. Con l'arrivo della produzione di qualità - che esige basse produzioni nei vigneti - molte delle cantine sociali e private della Sardegna hanno cessato la loro attività. Questo evento - come in altre regioni d'Italia - ha permesso ai vini della Sardegna di raggiungere i grandi livelli di eccellenza dei giorni d'oggi, fra questi anche gli storici e tipici vini dell'isola prodotti con uve autoctone.

 Classificazione della Sardegna: I vini della Sardegna sono classificati in accordo al sistema di qualità in vigore in Italia. In Sardegna sono attualmente definite 19 zone DOC (Denominazione d'Origine Controllata) e una DOCG (Denominazione d'Origine Controllata e Garantita), riconosciuta al Vermentino di Gallura. La produzione della Sardegna è piuttosto vasta e interessante: oltre a vini bianchi e rossi, nell'isola si producono ottimi vini dolci e un vino dal sapore antico e complesso: la Vernaccia di Oristano, che meriterebbe certamente maggiore attenzione. Le 19 DOC della Sardegna sono: Alghero, Arborea, Campidano di Terralba, Cannonau di Sardegna, Carignano del Sulcis, Girò di Cagliari, Malvasia di Bosa, Malvasia di Cagliari, Mandrolisai, Monica di Cagliari, Monica di Sardegna, Moscato di Cagliari, Moscato di Sardegna, Moscato di Sorso-Sennori, Nasco di Cagliari, Nuragus di Cagliari, Semidano di Sardegna, Vermentino di Sardegna e Vernaccia di Oristano. In Sardegna - come nelle altre regioni d'Italia - la produzione di vini IGT (Indicazione Geografica Tipica) è molto ricca e interessante, nei quali le uve autoctone sono spesso unite alle cosiddette uve internazionali

Zone di Produzione:  In Sardegna la vite è coltivata in tutto il territorio della regione e molti dei vini DOC sono prodotti nell'intero territorio dell'isola. La Sardegna dispone di un patrimonio di uve autoctone piuttosto ricco e le uve introdotte nei secoli scorsi dalle popolazioni che ne controllavano il dominio, sono oggi considerate uve locali. Nell'isola si registra inoltre una presenza di uve internazionali solitamente utilizzate nella produzione di vini aggiunte a quelle locali. Nonostante in tutta la regione si producano diversi tipi di vini, in Sardegna si registra una certa divisione territoriale per quanto concerne la preferenza di produzione di certi tipi. Nella parte centrale e settentrionale si registra una maggiore produzione di vini bianchi, mentre la produzione di vini rossi è maggiormente concentrata nella parte meridionale dell'isola. Le principali uve bianche della Sardegna sono: Malvasia Bianca, Malvasia di Sardegna, Nasco, Nuragus, Semidano, Torbato, Vermentino e Vernaccia di Oristano. Fra le principali uve rosse si ricordano: Bovale, Caddiu, Cagnulari, Cannonau, Carignano, Girò, Monica e Nieddera. 

 Vermentino di Gallura: L'uva bianca dalla quale si producono i vini bianchi più celebri della Sardegna è certamente il Vermentino. Nonostante l'uva produca ottimi vini in tutto il territorio dell'isola, la Gallura - il territorio che si trova nella parte settentrionale della regione - è la zona più classica e rappresentativa. Il Vermentino di Gallura - l'unico vino DOCG della Sardegna - è estremamente interessante, in particolare la versione superiore, che, in accordo al disciplinare, deve avere almeno 13.5° di alcol. La caratteristica principale di questo vino, di media struttura, è rappresentata dai suoi evidenti aromi e sapori di mandorla. Secondo fonti storiche, il Vermentino arrivò nella Gallura dopo il 1850, probabilmente giunto dalla Francia dopo avere transitato per la Corsica, dove è ancora coltivato. Nella Gallura il Vermentino è l'uva maggiormente coltivata e costituisce circa l'80% della produzione totale, mentre il resto è principalmente rappresentato da Moscato Bianco, Bovale, Caricagiola e Nebbiolo, la celebre uva delle Langhe piemontesi e che qui è utilizzata per la produzione di interessanti vini rossi IGT. 

Cannonau di Sardegna: L'uva a bacca rossa più celebre della Sardegna - così anche la più coltivata nella regione - è il Cannonau. Nonostante gli storici siano tutti concordi sul fatto che il Cannonau sia stato introdotto in Sardegna durante il dominio degli spagnoli, non è del tutto chiaro quale sia la varietà originale dalla quale proviene. Si sostiene infatti che il Cannonau sia piuttosto simile al Canonazo - diffuso nell'area di Siviglia - così come al Granaxo di Aragona e, infine - come ipotesi più diffusa - simile alla Grenache Noir. Il Cannonau è coltivato in tutta la regione, tuttavia la zona più tipica è quella della provincia di Nuoro, dove si trovano tre delle quattro sotto denominazioni del Cannonau di Sardegna: Oliena, Nepente di Oliena e Jerzu. La quarta sotto denominazione - Capo Ferrato - è situata nella parte meridionale dell'isola in provincia di Cagliari. Il Cannonau produce vini - soprattutto nella zona di Oliena - con gradazioni alcoliche elevate e strutture robuste, tuttavia l'introduzione delle moderne tecnologie enologiche consente oggi di produrre vini Cannonau eccellenti e molto equilibrati. A causa della sua bassa acidità, il Cannonau è anche vinificato insieme ad altre uve, generalmente autoctone, con lo scopo di migliorare l'equilibrio gustativo. 

Vernaccia di Oristano:  La Vernaccia di Oristano è uno dei più suggestivi vini della Sardegna e che meriterebbe una maggiore attenzione e considerazione da parte dei consumatori. La Vernaccia di Oristano è anche uno dei vini più antichi della Sardegna - le prime notizie storiche risalgono al 1300 - ed è inoltre il primo vino della regione al quale è stata riconosciuta la DOC, nel 1972. Il vino si produce con l'omonima uva bianca, probabilmente autoctona della Sardegna. Nonostante la Vernaccia di Oristano si consideri a pieno titolo un vino bianco, la sua produzione è piuttosto diversa dalle tecniche enologiche per la produzione di questi vini. La vinificazione, la maturazione e l'affinamento si svolgono ancora secondo gli antichi metodi tradizionali, un processo che spesso fa ritenere questo vino simile al Jerez (Sherry) spagnolo, pur tuttavia mantenendo una propria e precisa identità. La maturazione della Vernaccia di Oristano avviene in botti di castagno scolme, nelle quali si sviluppa una colonia di lieviti (flor) che conferiranno al vino - dopo decine di anni - qualità organolettiche complesse e uniche. Il tempo rappresenta il segreto principale di questo vino, poiché maturando tende a migliorare e a esprimere straordinari aromi di mandorla, nocciola e il suo tipico aroma di rancio

Altre Zone:  Oltre alle uve e ai vini descritti, è opportuno ricordare anche altre varietà tipiche della Sardegna e dalle quali si producono interessanti vini. Fra questi la celebre Malvasia di Bosa, prodotta in piccole quantità, dal sapore dolce e che con il tempo tende a migliorare aumentando la sua complessità e il suo fascino. Per quanto concerne i vini dolci, sono da segnalare il Moscato di Cagliari, il Moscato di Sardegna e il Moscato di Sorso-Sennori. Fra le uve bianche è opportuno ricordare il Nuragus che, dopo essere stata la principale uva in termini quantitativi dell'isola, oggi - grazie alle moderne tecniche enologiche - è capace di produrre vini qualitativamente migliori, lontano da quelli del passato, considerati “rustici” e modesti. Nella zona di Alghero vanno ricordati i vini prodotti con uva Torbato - di origine spagnola - sia bianchi, sia spumanti. Fra le uve rosse, è opportuno segnalare gli ottimi risultati che negli ultimi anni si stanno ottenendo con l'uva Carignano: vini di corpo ed eleganza che hanno da tempo conquistato i vertici dell'enologia Sarda. Altre uve rosse interessanti della Sardegna per la produzione di vini sono la Monica, il Cagnulari, la Nieddera e il Bovale, spesso utilizzato insieme al Cannonau e al Carignano.

Elenco dei Comuni della Regione Sardegna

Cagliari

Nuoro

Oristano

Sassari

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Barrali
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Burcei
Cagliari
Calasetta
Capoterra
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Decimoputzu
Dolianova
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Domusnovas
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Genuri 
Gesico
Gesturi
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Goni
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San Gavino Monreale
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Padru
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